Daniela
Muggia

Daniela Muggia la sua storia

Daniela Muggia (1954 – 2025) ha dedicato la sua vita allo studio e all’accompagnamento del morire, facendone una missione personale e professionale.

Dopo una laurea in Lingue straniere presso l’Università di Torino, con un diploma in interpretariato e traduzione, ha intrapreso dapprima la carriera di interprete e traduttrice, con una crescente specializzazione nel campo medico e nella saggistica. Ha tradotto e curato oltre trecento opere, in particolare legate al buddhismo tibetano e agli approcci contemplativi.

Per trent’anni ha diretto presso le Edizioni Amrita una collana dedicata agli approcci terapeutici complementari e al dialogo tra neuroscienze, fisica quantistica e tradizioni contemplative.

1985

Inizia il suo lungo
percorso di studi e
pratica in tanatologia.

1985

1991

Avvia il volontariato
con i morenti, esperienza
da cui nascerà il suo
metodo ECEL.

1991

2008

Riceve il Premio Terzani
per l’Umanizzazione
della Medicina.

2008

2012

Docente nel Master di II livello
in Accompagnamento
empatico del morente –
Pedagogia e Tanatologia
dell’Università Roma Tre

2012

2015

Consegue il diploma
in IADC presso lo IONS
di Torino.

2015

Il perfezionamento in Tanatologia presso l’Università Federico II di Napoli con Cesare Boni ha completato la sua lunga esperienza in tanatologia, iniziata nel 1985, sviluppata attraverso lo studio con Sogyal Rinpoche, Christine Longaker, Marie de Hennezel e Frank Ostaseski.

Dal 1991 Daniela ha iniziato l’attività di volontariato nell’accompagnamento dei morenti, esperienza che ha condotto, dopo quindici anni di pratica, alla messa a punto del metodo Empathic Care End of Life (ECEL).

Questo metodo, privo di connotazione religiosa, unisce le conoscenze tanatologiche tibetane ai principi della fisica quantistica e alle scoperte neuroscientifiche e neurocardiologiche più recenti. Si fonda su uno stato di coscienza profondamente empatico, coltivato tramite l’addestramento meditativo, e offre un accompagnamento orientato alla compassione, capace di portare pace al malato, ai familiari e al personale di cura.

Con ECEL Daniela ha accompagnato morenti – umani e animali – così come curanti e persone in lutto, trasformando l’esperienza della morte in un momento di relazione empatica e autenticamente umana.

Per il suo impegno ha ricevuto nel 2008 il Premio Terzani per l’Umanizzazione della Medicina. È stata docente nel Master di II livello in Accompagnamento empatico del morente – Pedagogia e Tanatologia dell’Università Roma Tre (2012-2013) e in numerosi corsi di Educazione Continua in Medicina. Nel 2015 ha conseguito il diploma in IADC – Induced After Death Communication con Graham Maxey presso lo IONS di Torino.

Daniela è stata membro fondatore e referente scientifico dell’Università Popolare In Corde Scientia, nonché presidente e cofondatrice dell’Associazione Tonglen ODV, per la quale ha progettato il programma formativo ECEL e guidato l’équipe di accompagnamento.

Tonglen è parte della Rete Euromediterranea per l’Umanizzazione della Medicina, che promuove il recupero delle tradizioni di accompagnamento della sofferenza e la loro applicazione nella pratica sanitaria e sociale.

Ha ideato e promosso progetti innovativi, tra cui SOS x Chi resta, dedicato al sostegno delle persone colpite da lutti durante la pandemia, e A casa di Palla di Sogno, primo progetto europeo di casa del sollievo per bambini terminali e le loro famiglie.

Educatrice Senior nei corsi di accompagnamento spirituale dell’associazione Rigpa, autrice di numerosi articoli e leader di molti webinar, Daniela ha pubblicato tre libri:
– Giù le mani da Pierino. Accompagnamento empatico dei bambini affetti da ADHD (con Emilia Costa, Amrita 2013).
– Tenersi per zampa fino alla fine. Accompagnamento empatico e cure palliative per gli animali alla fine della vita (con Stefano Cattinelli, Amrita 2014).
– Di morte non si muore (Amrita, 2024).

Figura di grande sensibilità e rigore, Daniela Muggia ha segnato con la sua opera il cammino della tanatologia e dell’accompagnamento empatico, lasciando un’eredità viva nelle persone, nelle istituzioni e nelle comunità che hanno raccolto il suo insegnamento.